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Domenica, 7 Febbraio 2010

Per un pelo….

Eh, si cari amici questa volta abbiamo veramente sudato freddo perché stava per capitare un’altra volta. Il carotiere termico, quello che recupera la carota fondendo il ghiaccio (invece che tagliarlo), si era bloccato a oltre 300 metri di profondità e questo era l’ultimo carotiere a disposizione. Tutto per fortuna poi si é risolto e lo potete leggere dalla soddisfazione negli occhi di Roberto e Felix. Ma sentiamo direttamente dal campo remoto Beta come é andata attraverso questo nuovo racconto di Roberto:

Felix e Roberto visibilmente soddisfatti per aver appena recuperato il carotiere termico

Felix e Roberto visibilmente soddisfatti per aver appena recuperato il carotiere termico

Scusate il ritardo nello scrivervi, ma abbiamo avuto parecchio lavoro e tensione negli ultimi 4 giorni. In sostanza è successo che il carotiere termico si è bloccato a circa 380 m di profondità. La causa è stato un corto circuito, il quale ha avuto come conseguenza il raffreddamento della testa del carotiere e il suo immediato congelamento. Il problema è stato dunque cercare di estrarlo, evitando di danneggiarlo in modo da poter proseguire la perforazione ormai così vicina allo strato roccioso (dovrebbero mancare solo una cinquantina di metri!). Victor e Vladimir, i nostri perforatori russi, hanno inventato e sperimentato diverse possibili metodi per salvare il carotiere, quali ad esempio cercare di raggiungere con dell’anticongelante il carotiere per sciogliere il ghiaccio che lo intrappola in profondità. Non è un’operazione banale come potrebbe sembrare, perché a quasi 400 metri di profondità, la temperatura di circa -15 C e la presenza del cavo lungo tutta la lunghezza del foro, creano grossi problemi.

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Venerdì, 5 Febbraio 2010

Ricapitoliamo !

Ciao!
Interrompiamo momentaneamente la appassionante cronaca della spedizione della ricerca LARISSA per fare un pò il “punto della situazione”.

Localizzazione delle 3 ricerche in corso di svolgimento: LARISSA, JOIDES RESOLUTION e i lavori presso la base Mario Zucchelli

Localizzazione delle 3 ricerche in corso di svolgimento in Antartide: LARISSA, JOIDES RESOLUTION e i lavori presso la base Mario Zucchelli

Da circa due mesi stiamo seguendo questa spedizione scientifica che si svolge nella penisola antartica. Vi sta partecipando Roberto, un ricercatore italiano che ci racconta le sue vicissitudini grazie a cronache incredibili (son quelle con il titolo su sfondo arancione) raccontate grazie ad un telefono satellitare e a Paolo che scrive e descrive le operazioni su queste pagine web.

Come avrete constatao ne stanno succedendo davvero di tutti i colori: strumenti rotti, voli di aquiloni e tempeste di vento e neve….
Vi ricordiamo che su queste pagine POTETE ANCHE COMMENTARE ogni cronaca in maniera facile e veloce. Paolo e Roberto sono a vostra disposizione per rispondere a qualsiasi domanda o curiosità. Qualsiasi. Provare per credere.

In questo momento in Antartide si stanno svolgendo parecchie altre spedizioni scientifiche.

Ve ne vogliamo segnalare solo altre due (vedi mappa), adatte per studenti e insegnanti, che potere seguire tramite web sul blog del Museo Nazionale dell’Antartide (MNA).
La prima si sta svolgendo su una nave oceanografica americana, la JOIDES RESOLUTION. Partita dalla Nuova Zelanda a metà Gennaio, la nave ha attraversato il terribile oceano australe incontrando una burrasca molto violenta (leggete la cronaca, è da da pelle d’oca) e ora si trova presso la “Terra di Wilkes” dove sta facendo dei carotaggi del fondale marino. A questa spedizione stanno partecipando anche alcuni ricercatori americani del gruppo di ANDRILL e infatti gli scopi scientifici delle due ricerche son molto simili.

La seconda spedizione che potete seguire sul blog del MNA si sta svolgendo presso la base italiana “Mario Zucchelli”. Qui pochi giorni fa alcuni sommozzatori italiani si sono immersi sotto al ghiaccio per scopi scientifici. Temperatura dell’acqua -1,8°C. SI’ SI avete letto bene menoungradovirgolaottocentigrado…. Provate a leggere la cronaca. sembra la descrizione di un mondo talmente remoto che pare provenga da un altro pianeta.


Venerdì, 29 Gennaio 2010

Sempre più in basso!

In Antartide funziona tutto al contrario: più vai giù (nel ghiaccio) e più ti tiri su (di morale). Ma ora il carotiere è rimasto bloccato a 150 m di profondità. Roberto, Ellen, Felix, Victor, Vladimir e Thai non si danno per vinti: il momento è topico.

Ellen, il capospedizione ci scrive: “Siamo molto ottimisti: sono convinta che recupereremo il carotiere a 150 m di profondità. In ogni caso non tenteremo di estrarlo fino a quando non avremo completato il secondo foro con il carotiere di riserva con cui ora stiamo lavorando”.

Nonostante le difficoltà tecniche col carotaggio Roberto, Felix e Vladimir (da sinistra a destra) rimangono di buon umore: eccoli in un momento di pausa nella tenda cucina.

Ed ecco l’aggiornamento di Roberto. “Dopo una settimana di brutto tempo costante, con vento e neve (ma per fortuna con temperature mai al di sotto di -15 C) finalmente sono tre giorni che riusciamo a guardarci intorno. La penisola in questo punto è molto sottile ed è possibile intravedere ad est, in lontananza, la piattaforma Larsen C, mentre ad ovest si vedono le montagne e i ghiacciai che scendono fino all’oceano. Sono panorami di una bellezza incredibile ed uno non smetterebbe mai di guardarsi attorno.

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Venerdì, 22 Gennaio 2010

Ci siamo persi il carotiere….

Pronti via! Arrivati sul sito di perforazione i nostri hanno assemblato il carotiere per cominciare la perforazione nel ghiaccio. Ma cos’è un carotiere? Beh, non è altro che una specie di tubo rotante di circa 3 m con alla base dei coltelli ed in cima un motore che lo fa girare. È una macchina in realtà molto più complessa di quanto detto… ma giusto per dare un’idea, ok?

Questo “tubo rotante” viene calato ogni volta nel foro tramite un cavo che fa da sostegno meccanico ma fornisce anche l’energia elettrica necessaria per far girare il motore. Ogni volta che il carotiere va giù, perfora circa 1 metro di ghiaccio e poi, riempito il tubo con la carota ghiaccio, lo si tira su in superficie e si recupera la carota. Ma sentiamo cosa ci racconta Roberto dall’Antartide:

L’interno del duomo dove avviene la perforazione con la torre che sostiene il carotiere.

L’interno del duomo dove avviene la perforazione con la torre che sostiene il carotiere.

“L’operazione di carotaggio era iniziata nel migliore dei modi ed in 3 giorni eravamo infatti riusciti a raggiungere 140 metri di profondità, ottenendo carote di ghiaccio di ottima qualità…..

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Lunedì, 11 Gennaio 2010

Qui Campo Remoto Beta, ci sentite?

Benvenuti in Antartide! Quella vera….. Roberto, Ellen e gli altri, lasciata la base Antartica di Rothera sono finalmente arrivati al campo remoto BETA e ci hanno inviato via satellite il primo messaggio e le prime foto. L’itinerario per arrivare qui è stato lungo ma finalmente ora possono cominciare a lavorare per estrarre questa “macchina del tempo” lunga 400 m, la carota di ghiaccio che ci svelerà l’andamento del clima del passato in questa regione dove nel 2002 si è frantumata la piattaforma di ghiaccio Larsen B. Ma sentiamo direttamente il racconto di Roberto:

Foto aeree del campo remoto BETA nella Penisola Antartica dove Roberto del Museo Tridentino di Scienze Naturali ed Ellen del Byrd Polar Research Center stanno per iniziare una perforazione di 400 m nel ghiaccio.

Foto aeree del campo remoto BETA nella Penisola Antartica dove Roberto del Museo Tridentino di Scienze Naturali ed Ellen del Byrd Polar Research Center stanno per iniziare una perforazione di 400 m nel ghiaccio.

Cari amici, vi scrivo dal Campo Remoto BETA. Approfittando di una parentesi di bel tempo, siamo partiti improvvisamente alle 18 di qualche giorno fa e siamo stati proiettati su questo sito disperso nella Penisola Antartica.

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Giovedì, 7 Gennaio 2010

Arrivederci Rothera

L’occasione è arrivata: i nostri hanno lasciato Rothera ed ora sono nel campo remoto. Potete trovare qui un riassunto grafico del viaggio che li ha portati da Columbus in Ohio fino al campo remoto nella penisola Antartica. Aspettiamo ora di ricevere le prime notizie via satellite dal campo. Prima di partire Roberto ci ha inviato un messaggio dalla base di Rhotera:

La base inglese viene tenuta in funzione tutto l’anno (ci sono una ventina di persone durante l’inverno australe e circa 100 adesso che è estate) e funge da punto di partenza per numerose spedizioni scientifiche in differenti ambiti (geologia, biologia, glaciologia, meterologia). Essa stessa ospita numerose attrezzature per il monitoraggio del tempo meteorologico, la fauna e la flora.


Il braccio di mare e le montagne a ridosso della base di Rothera

Il braccio di mare e le montagne a ridosso della base di Rothera

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Giovedì, 31 Dicembre 2009

Carote di ghiaccio… cosa?

I nostri sono arrivati nella base inglese di Rothera nella Penisola Antartica, di cui potete vedere una panoramica in diretta da questa webcam . Da quello che ci fa sapere Roberto sembra che, per ora, non se la passino troppo male…..

La base inglese di Rothera nella Penisola Antartica

La base inglese di Rothera nella Penisola Antartica

“Rothera è un’isola situata in un posto bellissimo. Ci sono pinguini, foche e perfino balene che passano ogni tanto! L’ospitalità inglese è sorprendente. Siamo in attesa di un momento di bel tempo per trasportare con un Twin Otter il nostro materiale fino a dove installeremo il nostro campo. Le condizioni meteo sono veramente un problema, in quanto in continua evoluzione. Ieri i piloti hanno fatto un volo di ricognizione, ma oltre ad esserci poca visibilità sono atterrati a 12 km (dico dodici!) di distanza dal nostro campo; qui si è perfino rotto uno degli sci dell’aereo. Hanno impiegato ore per ripararlo, in mezzo ad una tempesta. Ora scappo a preparare i contenitori per le carote di ghiaccio!”

Carote di ghiaccio??? e poi perché tanta fretta???  Sembra che i preparativi stiano fervendo…. calma, ricapitoliamo: i nostri stanno per partire da Rothera per installare un campo remoto su un ghiacciaio, posto una decina di chilometri a monte di dove stava la piattaforma Larsen B , prima di frantumarsi nel 2002 (vedete post precedente). Qui sperano di compiere una perforazione di 400 m nel ghiaccio per estrarre una carota di ghiaccio che sveli come il clima del passato ha influenzato la Larsen B.

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Giovedì, 17 Dicembre 2009

Partiti!

Roberto ed Ellen sono partiti per l’Antartide! Appena prima della partenza Roberto ha risposto ad alcune domande.

Roberto come si svolgerà il tuo viaggio per andare in Antartide?

Partiremo da Columbus Ohio (speriamo di non trovare una delle tempeste di neve del Midwest USA, tipiche di questa stagione!) alla volta di Santiago del Cile, da dove, con un altro volo, arriveremo a Punta Arenas, la città “porta” della Patagonia cilena. Una volta a Punta Arenas, ci muoveremo verso la base inglese di Rothera, nella Penisola Antartica, dove saremo ospitati per qualche giorno in attesa di muovere finalmente verso il luogo dove lavoreremo nei prossimi mesi.

Ci descrivi i tuoi compagni di avventura?

Il gruppo con cui lavorerò è veramente eterogeneo e internazionale: due russi Victor e Vladimir (sono due ricercatori estremamente esperti di carotaggio nel ghiaccio in luoghi estremi), un peruviano Felix (guida alpina), due americani Ellen, (professoressa di climatologia) e Thai direttamente dall’Alaska (il nostro camp manager). Infine ci sono io, italiano.

I nostri in partenza dal Byrd Polar Research Center: da destra Roberto, Ellen, Vladimir e Victor. Incontreranno gli altri due compagni di viaggio Felix e Thao in Cile.

I nostri in partenza dal Byrd Polar Research Center: da destra Roberto, Ellen, Vladimir e Victor. Incontreranno gli altri due compagni di viaggio Felix e Thai in Cile.

Cosa andrete a fare esattamente in Antartide?

Il nostro lavoro consisterà nell’estrarre una carota di ghiaccio di almeno 400 m, sperando di raggiungere il cosiddetto bedrock, ovvero il substrato roccioso (l’Antartide, al di sotto del ghiaccio, nasconde un’immensa varietà di rocce). Le successive analisi chimiche del ghiaccio che faremo nei laboratori dell’Università, serviranno per ricostruire l’evoluzione climatica della Penisola Antartica nei secoli e nei millenni, e per capire le relazioni che intercorrono tra i cambiamenti di temperatura ed il “collasso” della piattaforma di ghiaccio Larsen B avvenuto nel 2002.

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Venerdì, 11 Dicembre 2009

Alla scoperta di Larissa!

Pronti per partire per un lungo viaggio tra scienza e avventura? Se volete andremo dunque insieme alla scoperta di uno dei luoghi più isolati ma più importanti del pianeta, il settimo continente, l’ultimo scoperto, un continente fatto quasi interamente di ghiaccio: l’Antartide.

Perché andare in un posto del genere? Perché l’Antartide é uno dei due poli freddi del nostro pianeta, dove va a finire il calore che la terra accumula all’equatore ed ai tropici grazie al sole. Siccome il calore si muove spontaneamente sempre dai posti più caldi verso quelli più freddi, ebbene l’Antartide é proprio il posto giusto per andare a vedere come é variata la temperatura del nostro pianeta, ovvero come é cambiato e come sta cambiando il clima.

La piattaforma Larsen B vista da satellite prima......

La piattaforma Larsen B vista da satellite prima......

.... e dopo la frantumazione nel 2002

.... e dopo la frantumazione nel 2002

Avrete sicuramente sentito che il nostro pianeta é entrato in una fase di riscaldamento globale, dovuto all’aumento del cosiddetto effetto serra, causato dalle emissioni dei nostri gas industriali e domestici. Il nostro pianeta non si é riscaldato moltissimo (solo 0.7 °C nell’ultimo secolo) ma in maniera già sufficiente a modificare parecchio il nostro pianeta. E sembra che siamo solo all’inizio….. secondo le previsioni la temperatura potrebbe aumentare di molto (2.5 – 6 °C) durante questo secolo.

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Mercoledì, 2 Dicembre 2009

Benvenuti!

Ebbene si, benvenuti in questa nuova parte del “Progetto Smilla” intitolata  LARISSA! Grazie 1000 Matteo per l’ospitalità! Mi chiamo Paolo e sono un ricercatore trentino che lavora presso il Byrd Polar Research Center dell’Ohio State University a Columbus in Ohio (USA). Il mio gruppo studia il clima del passato con il ghiaccio delle zone polari e temperate di tutto il mondo. Parte del nostro gruppo sta per partire per un luogo che conoscete bene, la Penisola Antartica dove, dal 14 Dicembre 2009 fino al 24 Febbraio 2010, cercherà di prelevere del ghiaccio super interessante.

Il bordo della piattaforma di ghiaccio Larsen B, nella Penisola Antartica

Di questa spedizione faranno parte Roberto, studente trentino del Museo Tridentino di Scienze Naturali che lavora qui con noi a Columbus da Aprile, e Ellen del Byrd Polar Research Center, prof in climatologia. Ellen è il capo di questa spedizione ed insieme al marito Lonnie guida tutto questo progetto. Ma quella del ghiaccio  é solo una piccola parte di un super progetto che, oltre al ghiaccio studierà, grazie a tanti altri ricercatori, anche la vita e la geologia nella Penisola Antartica.

Il mio compito qui dal Byrd Polar Research Center sarà quello di tenervi in contatto con i nostri in Antartide. Ogni tanto riceverò infatti da Roberto e Ellen delle info direttamente dall’Antartide che metterò insieme per  farvi seguire da vicino tutto quello che capita durante la spedizione. E voi?  Voi potrete dire la vostra e fare domande su tutto quello che volete, a me ma soprattutto a Roberto e Ellen che risponderanno dall’Antartide.

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