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1.5 ANDRILL – Team Micropaleontologia | Progetto Smilla
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1.5 ANDRILL – Team Micropaleontologia

Cosa viene analizzato

Vengono analizzati i fossili contenuti sia in rocce (sedimentarie) che nei sedimenti antichi.

Quali analisi si fanno

Si fanno delle analisi di tipo paleontologico cioè di studio di fossili. Generalizzando, possiamo dire che possono di due tipi: analisi qualitativa che intende stabilire le specie di fossili presenti nel campione e analisi quantitativa che stabilisce la quantità degli esemplari delle varie specie che formano la popolazione di fossili presenti.

Come vengono fatte le analisi (vedi galleria fotografica n°14)

Alcune di queste analisi vengono svolte anche nelle primissime fasi dell’arrivo della carota al laboratorio, da parte dei sedimentologi (vedi galleria fotografica n° 7 – Team ANDRILL n°2). La ragione è che sono analisi di facile e veloce realizzazione e possono fornire indicazioni immediate utili anche ai sedimentologi per le loro analisi e interpretazioni.

Vediamo ad esempio quali sono le fasi per la preparazione di un campione per l’osservazione delle diatomee:

  1. sospensione del campione di sedimento/roccia in acqua
  2. eventuali lavaggi per allontanare sostanza organica e altre impurità (si può utilizzare anche HCl e acqua ossigenata)
  3. deposizione della sospensione su di un vetrino (il coprioggetto, quello più piccolo, che durante l’osservazione è posto più in alto)
  4. asciugatura del campione. Si fa evaporare l’acqua, in questo modo il nostro campione forma una specie di “patina-crostosa” sul vetrino
  5. sigillatura del campione. Si mette una resina apposita sul campione e la si chiude con un altro vetrino (il portaoggetto, quello più grosso che rimarrà sotto). In questo modo il campione rimane sigillato tra i due vetrini e può conservarsi anche per lunghissimi periodi di tempo.

Per sapere cosa

Le analisi micropaleontologiche possono fornire risposte a due quesiti molto importanti nelle ricerche scientifiche come ANDRILL:

  1. la datazione (cioè: determinare quando lo strato di roccia presente nella carota si è formato);
  2. la ricostruzione paloeclimatica (cioè: la definizione di una o più condizioni ambientali presenti nel periodo in cui si è formato lo strato)

Tutti i fossili sono testimonianze di vite passate, tutti quindi, possono fornire indicazioni sia sull’epoca delle rocce in cui giacciono che sui paleoambienti d’origine. Alcuni fossili però possiedono alcune caratteristiche che li rendono più efficaci di altri nello stabilire la datazione della roccia in cui si trovano, in questo caso allora quel fossile è chiamato MARKER BIOSTRATIGRAFICO o FOSSILE GUIDA.

Altri fossili, invece, sono indicatori precisi nello stabilire la presenza di determinate caratteristiche degli ambienti remoti in cui hanno vissuto (temperatura, salinità dell’acqua o altro) , in quest’altro caso si parla allora di MARKER PALEOAMBIENTALI.

Caso di studio all’interno della ricerca ANDRILL

I micofossili indagati nell’ambito di ANDRILL sono principalemente due: diatomee e foraminiferi. I primi sono organismi unicellulari fotosintetizzanti i secondi sono organismi unicellulari eterotrofi. Entrambi posseggono uno esoscheletro (le diatomee siliceo i foraminiferi calcareo) che spesso si conserva in maniera egregia anche per milioni di anni. Entrambi vivono anche nelle acque antartiche con strategie di adattamento molto diverse: alcune diatomee ad esempio resistono al buio inverno antartico sviluppando forme di resistenza (resistenti a mesi di buio in acqua a -1°C!) che si collocano sulla faccia inferiore immersa della piattaforma di ghiaccio invernale

Le due situazioni paleoambientali più probabili che ci si aspetta di ricostruire sono simili a quelle che si verificano attualmente e cioè: mare aperto e mare coperto da ghiaccio (sea ice). Vediamo quali sono gli indicatori paleoambientali più comuni per ognuno di questi sistemi:

La Fragilariopsis Curta si sviluppa benissimo sotto il sea ice e la sua presenza nel sedimento indica un ambiente i questo tipo, cioè oceano con una copertura ghiacciata che si sviluppa stagionalmente

La Thalassiosira Antarctica è invece una specie che predilige un ambiente di mare aperto, sempre di acqua fredda ovviamente, ma privo di ghiaccio.

Attraverso la individuazione nei sedimenti di questi due marker, la ricostruzione paleoambientale (grazie anche a tutti gli altri dati) e la loro collocazione temporale, i ricercatori intendono ricostruire le vicende di espansione e contrazione dei ghiacci in Antartide

Fragilariopsis Curta
Thalassiosira Antarctica

Northern Illinois University – Dekalb – USA

University of Nebraska – Lincoln – USA –

Geological and Nuclear Sciences – Lower Hutt – Nuova Zelanda

Victoria University of Wellington – Wellington – Nuova Zelanda

Northern Illinois University- Dekalb – USA

Stanare idee per le scienze a scuola. Fino ai poli